Ti sento
By Ginny
Viggo/Orlando
Angst/Romance (Drammatico/Sentimentale)
Rating: PG-13
Feedback: A ginevra.tosti@libero.it
Riassunto: Una forte nevicata, un incidente, la paura
di perdere chi si ama. Orli e Viggo saranno capaci di ritrovarsi,
ma ammettere i propri sentimenti verso l'altro sarà
molto più difficile...
Disclaimer: giuro che non voglio gufare su
nessuno! Lungi da me! Infatti questa storia è altamente
improbabile per decine di particolari, e sono certa che
non potrebbe riproporsi un fatto simile nella realtà…
Inoltre non insinuo niente sulle preferenze sessuali di
Viggo Mortensen (che preferisco etero…sapete nel caso
lo incontrassi…) o Orlando Bloom (a cui, se lo incontrassi,
dovrei dare una cifra infinita di numeri di telefono di
varie amiche…). Tutto ciò che è in queste
righe è pura fantasia e basato solo su deliri e perversioni
di un gruppo di folli… (hihihi…qualcuno vuole
mica negare che lo siamo? ) quindi Vig, tesoro, perdonami!
Anche tu Orly… È la mia prima fan fiction con
questi due personaggi e che include LOTR, su cui non sapevo
molto sino a poco tempo fa, quindi se ci sono degli errori
fatemeli notare, e se fa schifo ditemelo! Grazie!
Grazie a Caia e Raffie per il titolo come sempre ;)
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Viggo bevve un altro sorso di quella schifosa bibita ipocalorica
ed energetica che gli propinavano sul set, poi lasciò
il bicchiere di carta sul tavolino lì accanto, perdendo
il suo sguardo tra le innevate montagne neozelandesi. Era
incredibile che si trovasse di nuovo lì. Aveva una
vita, aveva dei nuovi film da girare…eppure era di
nuovo sul set del signore degli anelli perché al
regista in fase di montaggio non erano piaciute alcune scene…
classico comportamento che si sarebbe aspettato da Peter.
Ma in fondo la cosa non gli spiaceva affatto. Si era sempre
divertito su quel set, e queste due settimane gli sarebbero
servite per staccare un po' la mente da tutto il resto.
Quel mattino avrebbe dovuto rigirare alcune scene con Miranda,
mentre la prima unità, diretta da Peter, avrebbe
girato un paio di scene di battaglia. Quella mattina aveva
incrociato Orlando e john (n.d.Ginny per le ignoranti come
la sottoscritta che è dovuta impazzire per capire
decine di ff…john Rhys-Davies è Gimli) che
all’alba salivano in auto per raggiungere il set e
sembravano piuttosto entusiasti. Al contrario di lui che
non aveva nessuna voglia di girare scene di coppia…si
sentiva più propenso ad una bella battaglia accanto
a legolas… gli sarebbe anche andato bene rigirare
la scena della Evenstar con Legolas, ma le scene con Eowyn
proprio non gli andavano.
-viggo se quando hai finito di sospirare sugli errori della
tua vita ci degni della tua presenza…- lui si girò
sorridendo sarcastico
-sempre simpatica cara Eowyn…- lei annuì
-ma prenditela pure comoda, immagino che alla tua età
gli errori siano molti…anche solo un paio per anno…mmm,
ma non perdi il conto?- viggo sorrise, ma subito si sforzò
di mantenere un’aria seria
-dici che se cambio la trama e Aragorn uccide Eowyn Peter
si arrabbia?-
-lui non lo so, ma pensa al resto del cast che deve rigirare
tutto…-
-ok ok, andiamo a lavorare…-
ancora una volta Viggo stava bevendo quella schifosa bibita.
E pensare che ogni volta giurva che piuttosto sarebbe morto
di sete. Era seduto a terra, cercando di non pensare al
caldo tremendo che gli teneva il costume sotto i riflettori
dello studio, ma era inverno, e fuori aveva iniziato a nevicare.
Sean Austin (n.d.Ginni Sam) , capitato per caso sul set,
era seduto di fronte a lui, mezzo assonnato e di tanto in
tanto gli tirava qualche pallina di carta ricavata da un
copione ormai in disuso. Nessuno dei due parlava, entrambi
esausti dalle continue levatacce e non certo aiutati dal
tempo cupo. Si limitavano a stare lì seduti giocando
come bambini e osservando Miranda che, piena di energie
come sempre, chiacchierava con una truccatrice. Quando una
porta sbatté alle loro spalle entrambi sobbalzarono.
Viggo impiegò qualche secondo a riconoscere l’addetto
alle luci che si era fermato con le mai sulle ginocchia,
ansimante, davanti a loro. Sembrava preoccupato, ma non
aveva abbastanza fiato per parlare. Mortensen si alzò
in piedi andandogli incontro.
-tutto a posto?- l’altro alzò lo sguardo
-penso di no. Mi hanno appena telefonato che Orlando stava
girando una scena e…- Viggo provò uno strano
vuoto allo stomaco e per un secondo si sentì mancare
-cosa è successo ad orly?- chiese immediatamente,
senza neppure rendersene conto
-era a cavallo, ha iniziato a nevicare e faceva freddo
e….- l’attore iniziò ad innervosirsi
-che diavolo gli è successo?- disse alzando la voce,
tutti all’interno del capannone si voltarono, intanto
anche Sean si era avvicinato ai due
-non lo so, so solo che il suo cavallo è scivolato
sul ghiaccio e …-
-ok vado là- disse secco Viggo senza neppure ascoltare
il resto della spiegazione, ma sentì qualcuno che
lo bloccava per un braccio, nervoso si voltò di scatto
–Miranda lasciami-
-no Viggo. Ragiona, non ha senso. È pericoloso,
non arriverai mai laggiù con questo tempo, e poi
a cosa pensi di servire là?-
-devo andare da Orlando, devo vedere come sta-
-telefoniamo. Chiamiamo Peter sul cellulare, o john e…-
disse Sean, ma subito il tecnico lo interruppe
-non si può, la nevicata probabilmente ha fatto
qualche danno, il telefono è isolato e i telefonini
non hanno campo-
-appunto, io devo andare-
-cazzo viggo ragiona! È pericoloso! Che senso ha
che tu vada a rischiare di ammazzarti in macchina per poi
tanto non fare nulla. Stai calmo, sono sicura che è
tutto a posto e che non si è fatto niente-
-lasciami Miranda. Lui è un mio amico e devo andare.
Ha bisogno di me- si liberò con uno strattone e si
diresse a grandi falcate verso l’uscita, ma subito
Sean lo raggiunse
-vig pensa a quello che stai facendo…aspetta almeno
la fine della nevicata…-
-siamo in Nuova Zelanda, potrebbe nevicare per giorni.
No Sean, non devo pensare, devo raggiungere il mio amico-
- vengo con te-
-no- rispose secco prima di scansarlo ed uscire.
Il vento gelido gli sferzava il viso mentre la neve fresca
si schiacciava sotto la sua corsa rapida. Indossava solo
il costume di scena, decisamente troppo leggero per quel
clima, ma non si accorgeva del freddo. Era come se a quella
notizia qualcosa si fosse spezzato dentro di lui. Non era
più riuscito a pensare a nient’altro se non
che doveva correre da Orly, che aveva bisogno di lui. E
poi il suo viso lo tormentava. Continuava a vederselo davanti
con quel suo sorriso incantevole. Non aveva mai provato
una paura simile per qualcuno in nessuna circostanza. Era
qualcosa che gli attanagliava il cuore e gli impediva di
battere, qualcosa che lo paralizzava. Raggiunse in fretta
il fuoristrada che aveva affittato per quel periodo e partì.
Fortunatamente avendo visto i nuvoloni che si addensavano
su di loro, quel mattino, aveva chiesto ad un costumista,
suo amico, di montargli le catene. Premette l’acceleratore
fino in fondo, sforzandosi di vedere la strada bianca che
si confondeva nel mezzo di una vera e propria bufera. Sapeva
anche lui quanto fosse pericoloso viaggiare a quella velocità
ed in quelle condizioni, ma non poteva aspettare. Aveva
bisogno di sapere, di vedere Orlando. In condizioni normali
ci avrebbe messo una quarantina di minuti a raggiungere
l’altro set, così ci sarebbero volute un paio
d’ore.
Viaggiava già da un po', ma non avrebbe saputo dire
quanto. Il cuore batteva sempre più forte, e la preoccupazione
per l’amico aveva occupato ogni suo pensiero, tanto
che non vide la curva davanti a se e tirò dritto.
L’auto fece un balzo e scivolò lungo il pendio
per un po', sbattendo contro i numerosi alberi. Viggo si
limitò a chiudere gli occhi, neppure spaventato più
di tanto. Poi urtò contro un albero più grosso
degli altri e si sentì sbalzare in avanti. Maledizione
al suo non mettere le cinture. Pensò soltanto, senza
rendersi conto di cosa accadesse, prima di svenire.
-è passata più di un’ora e mezza da
quando è uscito, dobbiamo fare qualcosa-
-stai tranquilla Miranda, sono sicuro che è già
arrivato là e che va tutto bene. Viggo è uno
che sa il fatto suo…-
-Sean come fai ad essere così tranquillo! Potrebbe
aver avuto un incidente o magari…-
-Mir stai tranquilla, ha ragione Sean, Viggo se la sa cavare
bene. E poi non possiamo fare nulla. I telefoni sono isolati
e anche noi siamo bloccati qui dentro dalla nevicata- disse
uno dei truccatori lanciando un’occhiata fuori da
una piccola finestra. Si erano riuniti tutti, dopo che viggo
era uscito, probabilmente sentendosi un po' colpevoli di
non essere riusciti a trattenerlo.
-non riesco a stare tranquilla, ho paura. Sono sicura che
gli sia successo qualcosa…sennò avrebbe trovato
il modo di darci notizie…-
-non c’è modo di mettersi in contatto, comunque
sono sicuro che sia tutto a posto, io stesso stamattina
gli ho montato le catene… vedrai che al più
tardi domattina ci chiamerà…-
-nessuno potrebbe sopravvivere ad una notte lì fuori-
sospirò la donna, lasciandosi andare contro lo schienale
della sedia.
Viggo era steso sulla neve, a qualche metro dai resti della
sua povera macchina. Il corpo era ormai coperto da un centimetro
di soffice neve, ma il candore era spezzato da una piccola
chiazza rossa accanto alla sua testa.
L’attore mosse una mano, a fatica, tutto indolenzito.
Il freddo lo stava letteralmente paralizzando, e la testa
gli faceva un male d’inferno. Con uno sforzo immane
si tirò seduto, sfiorandosi la fronte e poi guardando
la mano insanguinata. Diede un’occhiata anche alla
neve accanto a lui. Doveva avere proprio un bel taglio,
ma le donne trovavano sempre sexy le cicatrici su un uomo,
scherzò tra di se per sdrammatizzare la situazione.
Si guardò intorno. Non era, probabilmente, molto
distante dalla strada, ma non aveva idea di quanto fosse
distante dal set, e sentiva di non poter resistere molto
in quelle condizioni. Per un attimo chiuse gli occhi, lasciandosi
avvolgere dal freddo intenso, e desiderò solo abbandonarsi
sulla neve a riposare, ma appena abbassò le palpebre
gli comparve davanti il volto di Orlando. Non poteva fermarsi,
doveva raggiungerlo, doveva vedere come stava… non
poteva restare lì, no, sarebbe stato un dolore troppo
grande per Orly… con le sue ultime forze si alzò
ed iniziò a risalire il ripido pendio.
-VIGGO!- urlò Orlando, svegliandosi di soprassalto
e saltando seduto sull’improvvisato lettino. Immediatamente
Peter ed un uomo sulla trentina gli andarono vicino
-stai calmo, era solo un sogno…- gli disse il regista
poggiandogli una mano sulla spalla e respingendolo steso.
Aveva una gamba rotta ed erano stati necessari diversi punti
sia sulla fronte che su un braccio, doveva stare tranquillo.
-no, è successo qualcosa a Viggo…-
-orlando stai tranquillo, era un incubo…probabilmente
è colpa dell’antidolorifico che ti ho somministrato…-
-non è quello, ho una strana sensazione addosso…sono
quasi certo che sia successo qualcosa a Viggo, lo sento…per
favore chiamatemelo-
-purtroppo non possiamo, le linee sono isolate. Ma stai
tranquillo. Viggo è sull’altro set e sono sicuro
che va tutto bene-
-no, mandate qualcuno a cercarlo…vi prego so che
sta male…lo sento…- cominciò a dire ad
alta voce, agitandosi nel letto. Portava ancora la parrucca
di legolas, e i capelli ora erano arruffati attorno al suo
volto. Il medico prese per un braccio Peter e lo trascinò
da parte
-credi che sia possibile quello che dice?-
-e per fortuna sei tu il medico. No, è solo agitato
per lo shock e i medicinali… viggo è al sicuro
sull’altro set…-
-ok, ascolta gli do un po' di calmante. Se continua a dimenarsi
così peggiora la situazione della gamba…- il
regista annuì, ed entrambi tornarono accanto ad Orlando.
Viggo proseguì per la strada. Ormai era notte e
lui non aveva neppure una torcia. La neve era sempre più
alta, ad ogni passo affondava fino al ginocchio, e le energie
iniziavano a scarseggiare. Per la millesima volta cadde
carponi, ma in questa occasione ci mise decisamente di più
a rialzarsi. Appena fu in piedi riprese a camminare, ma
dopo una decina di passi fu di nuovo col volto nella neve.
Aveva freddo, non poteva rialzarsi, non sentiva più
le gambe… chiuse gli occhi, il volto di Orlando che
gli occupava la mente, una lacrima che gli si ghiacciava
sulla guancia. Violenti brividi s’impossessarono di
lui, mentre anche le ultime forze lo abbandonavano.
-ok, ora dorme-
-già, ma sembra decisamente agitato, non puoi dargli
ancora qualcosa?-
-meglio di no. Non preoccuparti, tra qualche minuto passerà
tutto. Deve solo riposare…-
-certo che quella cosa di Viggo era ben strana…vabbè,
meglio non pensarci, sicuramente era effetto dei farmaci…-
il medico annuì ed uscì dal suo campo visivo,
mentre Jackson si sedeva a terra accanto al lettino di Orlando.
Lo osservò per un po', sembrava molto agitato, continuava
a ripetere il nome di Viggo, poi di colpo sembrò
calmarsi…
basta, era finita, lo sentiva. Il sonno si stava impossessando
di lui e sapeva che sarebbe stata la fine. Poi gli sembrò
di sentire la voce di Orlando. Un’allucinazione sicuramente…
aprì gli occhi e fu certo di intravedere nella bufera
una figura vestita di verde e marrone con lunghi capelli
biondi
-orl…-
-alzati viggo. Alzati e vieni da me…-
-orlando io non…-
-non mollare. Ti prego ho bisogno di te, lo sai. Sei il
mio eroe, sei tu quello forte. Non puoi cedere adesso. Alzati
viggo e raggiungimi. Ci sei quasi, solo un altro piccolo
sforzo..-
-per favore…-
-basta Viggo! Alzati! Fallo per me!-
la figura scomparve, a fatica l’uomo si alzò
sulle ginocchia, e poi, con un’enorme sforzo, si mise
in piedi. Barcollando riprese a camminare. Ma presto la
strada si fece sempre più confusa.
-ti prego…non ce la posso fare! Dio ti prego…-
la figura verde ricomparve
-seguimi Viggo-
-orly perché…come…?-
-perché io ti amo Viggo. Forse consciamente non
lo so, ma io ti amo-
-quello che stai dicendo…io…non so…-
-zitto viggo. Qualsiasi cosa tu voglia dirmi lo farai di
persona. Ora seguimi, ti farò strada- camminò
nella neve per un tempo che a lui parve infinito, poi vide
finalmente le luci del set. La figura davanti a lui scomparve.
Sorridendo viggo accelerò il passo, fino a mettersi
a correre.
Orlando si svegliò e anche questa volta scattò
seduto, ma a differenza di qualche ora prima, sorrideva.
-peter manda qualcuno a prendere Viggo, è qui fuori-
-uff, Orlando ancora con questa storia..era solo un sogno…-
-Cazzo Peter, prima che mi arrabbi vai-a-prendere-Viggo-
disse scandendo le parole. Senza neppure capire il motivo
il regista si alzò e si diresse verso l’uscita
del grande capannone in cui si erano accampati. Camminò
per un paio di minuti, il freddo gelido lo stava convincendo
dell’irrazionalità dell’essere lì
e dell’effetto dei medicinali, quando il raggio di
luce della sua torcia illuminò una figura scura.
Corse verso la sagoma fino a riconoscerla.
-Viggo!- l’attore sorrise, correndogli incontro
-Peter- ansimò, la voce era solo un debole gemito.
Subito il regista gli passò un braccio intorno alle
spalle a sorreggerlo.
-va tutto bene. Ora ti porto dentro…-
-Orly. Come sta Orly?- chiese ansioso, trattenendo il respiro
nell’attesa della risposta. Era da quando quella strana
sagoma gli si era presentata davanti che temeva il peggio.
Somigliava troppo ad un…un…un fantasma. No,
non avrebbe potuto sopravvivere a questo. Era sopravissuto
ad una tormenta di neve, ma non poteva vivere senza Orlando,
senza il suo amico.
-sta bene, non ti preoccupare. Sei tu che sembri messo
maluccio…- Viggo sorrise, sentendosi come se gli fosse
stato tolto un macigno dal cuore
-sto bene, portami da lui- il regista annuì.
Dopo pochi minuti erano dentro al capannone adibito a set.
All’improvviso cambio di temperatura Viggo sentì
un leggero malessere, e barcollò accasciandosi su
Jackson, che lo invitò a sedersi. Ma lui rifiutò.
Voleva vedere il suo amico. Era l’unica cosa di cui
gli importasse. Appena si avvicinò al letto, prima
ancora di vedere il ragazzo, il suo cuore accelerò.
Orlando si mise seduto più comodo. Se si fosse seduto
all’arrivo dell’amico lui avrebbe visto la smorfia
di dolore probabilmente inevitabile, e si sarebbe preoccupato.
Lui non voleva questo. Sapeva che stava arrivando. Non sapeva
spiegarsi i sogni e tutto il resto, ma sapeva perfettamente
cosa fosse successo a Viggo e cosa avesse fatto. Era come
se entrambi fossero usciti dai loro corpi, o almeno lui,
e si fossero incontrati. Il suo spirito era andato oltre
per aiutare il suo ami…no, era andato oltre per aiutare
la persona cui teneva di più al mondo. Avrebbe preferito
mille volte morire sotto le zampe di quel cavallo piuttosto
che perdere Viggo. Era duro da ammettere, ma probabilmente
quello che gli aveva detto durante quella specie di sogno
era vero. Lui lo amava. Si, lo amava. Ma probabilmente lui
non ricambiava. Altrimenti non sarebbe stato così
esitante in sogno. Stava per morire, eppure non aveva avuto
il coraggio di dirgli quelle due parole. Erano legati da
profonda amicizia, ma per Viggo non andava oltre a questo.
Vide orlando sedersi sul letto e notò una lieve
smorfia sul suo volto. Era molto pallido, e aveva un grosso
cerotto sulla fronte, ma sembrava stare abbastanza bene.
Si liberò dalla presa dell’amico e accelerò
il passo verso il letto.
-ciao orly…- sussurrò. Orlando sorrise.
-meglio tardi che mai. Che brutto aspetto- disse, poi entrambi
sorrisero all’involontaria citazione del film. I sorrisi
si spensero dolcemente mentre si fissavano negli occhi.
Quante cose da dirsi. Quante cose che probabilmente non
si sarebbero mai detti…
-vedo che anche agonizzanti i miei attori sono sempre calati
nella parte- scherzò il regista affiancandosi a Viggo
e rompendo il loro momento idilliaco.
-credo che se il dottor Ross non si sbriga a dare un’occhiata
a Viggo tra un po' dovrai trovarti un altro Ramingo. Ha
un’aria tutt’altro che sana…- Peter annuì
e si allontanò, mentre stremato Viggo si sedeva sul
bordo del letto.
-come ti senti Orly? Cosa è successo?-
- il cavallo è scivolato sul ghiaccio e mi è
caduto addosso. Sto bene davvero, sono solo un po' drogato
dagli antidolorifici. Viggo hai rischiato a venire qui,
non dovevi- alle ultime due parole un nodo gli strinse il
cuore. Era quello che pensava? Non era importante la sua
presenza? E poi se non aveva nominato del bosco…beh,
significava che era stata solo un’allucinazione. Orlando
non gli aveva mai detto di amarlo. Orlando non lo amava.
Lui invece iniziava a rendersi conto di poter dare tutto,
anche la vita, solo per un suo sorriso.
**-invece io…dovevo…-
-perché?-chiese orlando timoroso, con una debole
speranza che prendeva vita in fondo al suo cuore mentre
vedeva paura e timore negli occhi dell’amico
-beh, ecco io…orly io…-
-allora, eccolo il nostro eroe delle nevi!-
-dottor Ross!- disse Viggo voltandosi e sperando di nascondere
l’espressione amareggiata che gli si era dipinta sul
viso.
-vediamo di rimetterti in sesto…tu e Orly mica vorrete
passare le prossime settimane in una stanza d’albergo
a giocare a carte…- istintivamente entrambi si guardarono.
In realtà era una prospettiva più che piacevole,
ma nessuno dei due poteva ammetterlo.
-beh, conoscendo Peter è l’unico modo per
avere un po' di vacanze…-scherzò Orly, per
sfuggire dallo sguardo interrogativo del collega
-ok, Viggo togliti questo costume bagnato che facciamo
una bella visita. Penso che orly non si offenda se usiamo
un po' del suo letto…- Mortensen cercò lo sguardo
dell’amico. Non sapeva perché ma in quella
situazione trovava imbarazzante spogliarsi. Non voleva costringere
Orly a guardare il suo corpo. Sia per i segni per cui forse
si sarebbe sentito in colpa, sia per via di quello strano
clima che c’era tra loro. Tuttavia non poté
farne a meno.
Quando vide Viggo che lentamente, per via dei mille dolori
dovuti all’incidente, si spogliava, Orlando provò
una strana sensazione. Era attratto incredibilmente da lui.
Non era solo una cosa fisica, anzi era qualcosa di profondo,
ma l’istinto che provava di avvicinarsi e toccarlo
era maledettamente forte. Avrebbe voluto accarezzare e massaggiare
quei muscoli perfetti ora martoriati da lividi ed escoriazioni.
Avrebbe semplicemente voluto sentire la sicurezza che solo
l’abbraccio di Viggo poteva dargli. Si erano abbracciati
un paio di volte, ovviamente soltanto come gesto amichevole,
e mai come in quei momenti Orly si era sentito al sicuro.
Non immaginava che anche per il collega fosse stato lo stesso.
Per tutto il tempo della visita Viggo tenne gli occhi nel
vuoto, cercando di evitare lo sguardo di Orly, temendo di
trovarvi ribrezzo ed imbarazzo. Fu un sollievo quando, dopo
un rapido controllo e cinque punti di sutura sulla fronte,
il dottor Ross gli porse abiti asciutti col permesso di
rivestirsi.
-beh, visto che hai fatto tutta sta strada per vedere Orly
e che questo letto è improvvisato direi che ora ci
organizziamo a farvi un due piazze così vi tenete
un po' compagnia- Viggo spalancò gli occhi fissando
il regista
-io…io non ho bisogno di stare a letto! Sto benissimo!-
non poteva. Non sarebbe mai riuscito a stare lì,
solo, accanto ad Orly, senza fargli capire ciò che
provava, senza dirgli che era solo grazie all’idea
di dichiarargli il suo amore che era vivo
-si, si stai benissimo. Se non contiamo la febbre e la
costola incrinata…non fare storie e- finì di
stendere un materassino gonfiabile e di metterci sopra una
coperta –mettiti sdraiato-
-io non voglio!- protestò Viggo assumendo l’aria
di un bambino capriccioso.
Per un istante Orlando dovette lottare per ricacciare dentro
le lacrime. L’uomo che amava più di ogni altra
cosa temeva addirittura l’idea di dormire nella sua
stessa stanza! Eppure non era mai stato così…erano
sempre stati affiatati… maledizione probabilmente
aveva capito i suoi sentimenti e… e l’aveva
perso per sempre. Chiuse gli occhi un secondo e deglutì
a fatica
-Orlando tutto bene?-
-eh? Ah, si si dottor Ross… credo di aver bisogno
di dormire. Scusatemi- disse rimettendosi steso e tirandosi
la pesante coperta di lana sul volto. Una lacrima scese
lenta sul viso ed andò a morirgli sulle labbra. Dolcemente
lui la raccolse con la lingua, assaporando tutta l’amarezza
del suo amore impossibile.
Nel vedere quel gesto Viggo credette di morire. Era un
chiaro rifiuto, non poteva essere più esplicito di
così. Non ne sapeva il motivo, ma Orly evidentemente
ce l’aveva con lui. Col magone che gli impediva di
respirare salutò gli altri due e si mise steso, coprendosi
anche lui il volto con la coperta di lana. Il regista e
il medico lasciarono l’angolino che avevano messo
su per dare un po' di riservatezza ai due.
Restarono a lungo entrambi svegli, accoccolati sotto le
coperte, senza il coraggio di uscire ed affrontare la realtà.
Viggo non sapeva spiegarsi l’allucinazione di qualche
ora prima, certo poteva essere semplicemente che in un momento
molto critico la sua mente aveva evocato la cosa più
importante per farlo reagire, ma era come se sapesse che
c’era qualcosa di molto più profondo.
Orly invece si chiedeva perché avesse rischiato
la vita, perché fosse andato fin lì, solo
per poi evitarlo. Sentì l’amico dare due colpi
di tosse e sbirciò oltre la coperta. Dunque era sveglio
e veramente si nascondeva da lui. Ma perché? Non
poteva semplicemente comportarsi come sempre? Era così
idiota da temere che gli saltasse addosso? No, tutto questo
non aveva una logica. Viggo continuò a tossire, colpa,
evidentemente, di tutto il freddo preso fuori. Preso per
raggiungere Orlando. Facendo fatica a respirare, e continuando
a tossire si sedette sul letto. Subito si tirò su
anche orlando, sporgendosi verso l’amico che non accennava
a smettere, preoccupato. Dopo un paio di minuti gli diede
qualche leggera pacca sulle spalle. Ancora tossendo viggo
cercò il suo sguardo e lo fissò negli occhi.
Dopo qualche minuto la crisi passò. Orly rimase un
po' con la mano poggiata sulla spalla dell’amico,
ma appena se ne rese conto la ritirò di scatto. Viggo,
ovviamente, non reagì, ed entrambi interpretarono
il comportamento dell’altro come un segno che confermava
i loro dubbi.
-tutto bene Viggo?- chiese preoccupato Orly, con quella
sua aria dolce tanto sensuale
-si…credo di si (ma andava decisamente meglio quando
potevo sentire la tua mano calda su di me). È solo
un po' di tosse- il ragazzo annuì, poi calò
di nuovo il silenzio
-perché l’hai fatto?- disse orlando dopo qualche
minuto, ma dopo quella che sembrò essere un’eternità
-cosa intendi?-
-perché sei venuto qui?- Viggo trattenne il fiato.
Quanto avrebbe voluto dirgli “perché non posso
vivere senza di te”, ma non poteva
-io sono venuto perché – “dai Viggo,
ce la puoi fare, diglielo…” –beh perché
io…- ma la tosse si impossessò di nuovo di
lui. Questa volta il più giovane rimase immobile
a fissarlo. Nel suo sguardo aveva intravisto qualcosa che…
non sapeva definirlo, ma era qualcosa che gli aveva dato
una speranza dentro. Era istintivo. Sapeva che forse si
stava sbagliando, ma era quasi certo che lui stesse per
dirgli…
-io sono venuto fin qui perché io ti…-
-allora, che succede qui? Ti abbiamo sentito tossire fin
laggiù!- senza potersi trattenere orlando lanciò
un’occhiata fulminante al medico, che purtroppo Viggo,
occupato a riprendere a tossire, non poté cogliere.
***-niente tutto bene…- sussurrò appena riprese
fiato, spostando lo sguardo sul suo amico e maledicendo
il medico per averlo interrotto. Ma forse era meglio così
piuttosto che sentire un rifiuto.
Erano passate diverse ore da quando era arrivato lì,
ed era già pomeriggio inoltrato. La nevicata non
accennava a diminuire, cosa piuttosto consueta da quelle
parti, ed erano ancor a bloccati sui vari set al coperto.
Lui e Orly erano sempre rimasti a letto, stesi a pochi centimetri
l’uno dall’altro, ma non avevano scambiato che
poche parole necessarie. Entrambi assorti nei loro pensieri
e dubbi, entrambi a crogiolarsi nel dolore che l’idea
di non essere ricambiati in quello strano, e un po' spaventoso,
sentimento. Poi, finalmente, sbuffando Orlando si mise seduto
-cazzo non ce la faccio più!- Viggo lo guardò
senza capire, poi, con una smorfia di dolore, si voltò
su un fianco, poggiandosi sul gomito
-ti fa male la gamba, vuoi che ti chiami il medico?- chiese
un po' preoccupato, cercando lo sguardo dell’amico
che però abbassò gli occhi
-no maledizione! Mi fai male tu! Perché diavolo
sei venuto fin qui per poi evitarmi?- chiese, mentre tutte
le sue paure gli esplodevano in petto nell’attesa
della risposta. Sapeva che sarebbero bastate poche parole
per distruggerlo, ma era meglio che quel limbo in cui si
trovava da ore.
-Orly io non ti sto evitando affatto- disse tranquillo
–ti stai sbagliando. Sono venuto per vedere come stavi…-
-è solo questo?- chiese speranzoso, poi si rese
conto del tono che aveva usato ed arrossì –insomma...
hai rischiato la vita solo per sapere come stavo?- il suo
cuore accelerò, e notò subito quello strano
lampo negli occhi di Viggo
-sei mio amico, sei importante per me. Non potevo immaginarti
qui, ferito, senza sapere cosa avessi…-
-sei caduto nella neve decine di volte e ti sei rialzato,
e solo per sapere cosa mi ero fatto? Solo per assicurarti
della salute di un collega?- chiese sottovoce, per paura
di sentire la risposta. Una risposta che forse non voleva
affatto. Una risposta che non arrivò. Con gli occhi
lucidi Orly cercò lo sguardo dell’amico, ma
lui fissava un punto indistinto del pavimento. Ovviamente
era imbarazzato dalla domanda.
Non poteva dirglielo. Non poteva dirgli che era andato
fin lì solo perché non poteva fare a meno
di lui, della sua risata, dei suoi occhi un momento allegri
e scherzosi e quelli dopo profondi e seri. Non poteva fare
a meno di vederlo impegnato sul set, con le frecce che scorrevano
lente tra le dita (n.d.Ginny se non mi evoco questa scena
almeno una volta ogni due ore vado in crisi di astinenza,
scusatemi!) oppure mezzo ubriaco a scherzare con Elija e
gli altri “hobbit”. E questo semplicemente perché…perché…perché
lo amava. Ma per lui, con le sue mille donne, ovviamente
non era lo stesso. Se quel sentimento lo terrorizzava figurarsi
l’effetto che avrebbe fatto sul giovane Orlando. Non
aveva il suo cuore, non poteva perdere anche la sua amicizia.
Il silenzio era l’unica possibilità. Eppure
era così strano che insistesse…ehi, ma lui
come faceva a sapere delle cadute? Sconvolto alzò
la testa e lo fissò
-aspetta un attimo, cosa stai dicendo?-
-mi sto solo chiedendo perché hai fatto tutto questo
per poi evitarmi così…-
-no, no…come fai a sapere delle cadute?- Orlando
spalancò gli occhi e capendo il significato di quel
gesto venne spontaneo farlo anche all’uomo più
anziano –Orly tu…tu eri lì?- chiese esitante,
la voce che gli tremava dall’emozione
- v-vig intendi dire che nel bosco tu…- la frase
gli morì in gola e anche l’altro trovò
solamente le energie per annuire. Questo cambiava decisamente
le cose. Com’era possibile che… ma i pensieri
di Viggo furono bruscamente interrotti da un altro ricordo,
e non poté fare a meno di chiedere
-orlando, quello che tu mi hai detto…il motivo per
cui eri lì…è…è…così?-
la voce tremava ed il cuore gli sembrava esplodergli in
petto. Forse c’era davvero una speranza…
-io..beh ecco…ma non importa. Il tuo silenzio è
stato più che eloquente- rispose amareggiato, ma
lieto di spostare il discorso da lui. Non poteva ammettere
i suoi sentimenti se il cuore di Viggo era chiuso. L’altro
esitò senza rispondere nulla. Non sapeva cosa dire.
Ciò che provava lo terrorizzava e non era certo di
poterlo ammettere così. Dopo un paio di secondi Orlando,
con le lacrime agli occhi fece per voltarsi, ma una forte
mano sulla spalla lo trattenne
-guardami Orly- sussurrò l’uomo, ma il ragazzo
continuò a guardare a terra, cercando invano di nascondere
la lacrima che gli percorreva la guancia. Perché
il contatto con quella mano gli faceva provare quel dannato
brivido pure ora! –orlando guardami- ripeté
a voce più alta scrollandolo leggermente, questa
volta lui ubbidì –forse non ti ho detto nulla,
forse ho esitato, ma non credi che l’essere qui sia
una risposta sufficiente?-
-sei qui ma mi eviti…vorresti essere altrove…-
-è solo perché ho paura Orly. Ho paura di…-
si bloccò. Non poteva dirgli quelle cose non…ma
lui interruppe i suoi pensieri
-Viggo io sono semplicemente terrorizzato, ma…-sospirò
–penso sul serio quello che ti ho detto nel bosco…-
l’altro sgranò gli occhi
-Orlando anch’io…anch’io provo le stesse
cose. Solo l’idea che tu potessi essere ferito…credevo
di impazzire… e poi l’incidente e…-
-shh non dire altro, adesso è tutto a posto, è
tutto finito. Ho avuto tanta paura che tu non…- ma
viggo lo interruppe accarezzandogli con dolcezza una guancia
e sfiorando col pollice il piccolo taglio che aveva sul
labbro. Uno strano ed intenso brivido attraversò
il ragazzo. Ansimando, avendo perso ormai il controllo su
qualsiasi suo pensiero, col cuore che esplodeva dalla gioia,
si sporse contro di lui. Le loro labbra a pochi millimetri.
Esitarono un attimo, incerti del significato di quel gesto.
Fissandosi negli occhi. Ma poi ad entrambi fu chiaro ciò
che provava l’altro…
-ecco la cena ragazzi!- disse Peter arrivando. I due si
allontanarono di colpo. Ansimando leggermente, una smorfia
di dolore si dipinse sul viso di Viggo –ragazzi tutto
a posto? Sembrate strani…-
-si si, tutto ok…è solo che…-
-stavamo provando una delle ultime scene…Sai com’è,
per noi grandi attori il lavoro non si ferma mai- disse
Orly sforzandosi di sorridere
-spiritosi. Forza mangiate…- rise, porgendogli due
piatti di carta con dentro quello che, con un po' di fantasia,
si sarebbe potuto chiamare passato di verdure. I due mangiarono
in silenzio, mentre il regista, entusiasta di un paio di
nuove idee per le ultime scene da girare, parlava di nuovi
set e ambientazioni. Di tanto in tanto i due si guardavano
di sottecchi, non ancora certi di aver colto del tutto l’importanza
di quelle parole. L’uomo se ne andò solo dopo
un paio d’ore, quando entrambi, da bravi attori, iniziarono
a dare segni di stanchezza. I due amici si fissarono per
un po', insicuri sul da farsi, poi di colpo la luce principale
si spense. Viggo sentì orlando sospirare. Sembrava
di sollievo
-cosa c’è orly?- il ragazzo sorrise
-niente, è solo che credo che così sia più
facile… Viggo cosa ci sta succedendo?-
-non lo so. È irrazionale tutto questo. È
irrazionale la mia voglia di te, di stringerti di parlarti…io
non credevo possibile una cosa simile…-
-siamo in due allora. Provo lo stesso. Sono intensissime
le sensazioni anche quando ti sento solo parlare dei tuoi
quadri…con tutta la tua passione…-
-non intendere male Orly, ma non credo sia la situazione
migliore per parlarne…-
-perché?- chiese lui, il tono della voce allarmata
-non siamo lucidi, e abbiamo bisogno di dormire…
Orly ne parliamo domani. Ora riposa- il ragazzo fece per
rispondere, ma sentì che Viggo si stendeva e tirava
su la coperta. Una strana angoscia gli strinse lo stomaco.
Che ci avesse ripensato? No, era impossibile. Gli aveva
ben detto che era andato fin lì, nella tormenta,
rischiando la vita, solo per assicurarsi che stesse bene,
solo per un suo sorriso. Non era possibile che bastasse
un semplice minestrone e qualche sguardo rubato per fargli
cambiare idea. Non doveva preoccuparsi. Si voltò
e si mise a sua volta sotto le coperte. Sopraffatto dalle
mille emozioni e dai medicinali scivolò subito nel
sonno.
Viggo invece di dormire proprio non ne voleva sapere. Continuò
a lungo a rigirarsi nel letto. Provava una gioia indicibile
nel cuore, e non poteva fare a meno di maledire Peter per
averli interrotti prima che potesse sfiorare le labbra sensuali
del suo amico. Eppure c’era qualcosa che lo faceva
soffrire. E anche se non voleva ammetterlo sapeva cos’era.
Era la coscienza che non avrebbe mai potuto esserci un futuro.
Lo amava con tutto il suo cuore, ed ora sapeva che anche
per Orlando era lo stesso. Solo un amore forte poteva andare
oltre i limiti fisici com’era capitato a loro. Doveva
essere un sentimento fortissimo se aveva permesso ad Orlando
di uscire dal suo corpo per guidarlo alla salvezza. Ma questo
non sarebbe bastato a superare i mille ostacoli che avevano
davanti. Sarebbe scoppiato uno scandalo, la carriera di
Orlando sarebbe andata distrutta, ed assieme a questa il
sogno di una vita. Il ragazzo ne avrebbe sofferto immensamente
e lui non poteva permetterlo. Preferiva sacrificare il loro
amore, la sua gioia e forse la sua stessa vita piuttosto
che la felicità del suo amato. Doveva troncare adesso,
finché la cosa era solo all’inizio.
****i due giorni che seguirono furono, per entrambi i più
brutti e difficili della loro vita. Ogni volta che Orlando
cercava di riprendere il discorso di loro due, Viggo, se
pur a malincuore, cambiava argomento o trovava una scusa
per fingere di mettersi a dormire. Gli faceva male questo,
sentiva ogni volta qualcosa lacerarsi dentro di lui, ma
doveva farlo per la felicità del suo amico. Era disposto
anche a questo per lui.
Anche orlando soffriva. Si sentiva tradito. Come poteva
avergli detto tutte quelle cose, come poteva averlo illuso
così su loro due per poi…per poi niente. Semplicemente
il silenzio. Un silenzio che feriva più di mille
parole. L’aveva preso in giro? Sembrava impossibile
che si fosse preso gioco di lui, dei suoi sentimenti, eppure
era l’unica spiegazione plausibile. Se, come aveva
detto, fosse andato fin lì per lui, fosse sopravissuto
per lui, beh, allora era semplicemente impossibile un cambiamento
d’idea come quello. Si conoscevano da troppo tempo
perché Viggo potesse innamorarsi e farsela passare
nel giro di tre giorni. Se provava qualcosa per lui era
nato nel tempo passato assieme, nel conoscersi, e qualunque
cosa detta o fatta in quelle ore non poteva aver compromesso
tutto. Con voce tremante chiamò il suo nome per parlargli
ma l’amico, pur sentendo benissimo, non rispose. Orlando
strinse i pugni sulle coperte. Doveva restare calmo, non
poteva farsi prendere dalle emozioni. Qualunque cosa stesse
succedendo non poteva mostrarsi debole. E poi forse era
solo un sentimento passeggero, non era possibile che lui
amasse un uomo. No, non un uomo: Viggo.
Quando Peter arrivò entrambi fingevano di dormire,
assorti nel loro dolore. Il regista sorrise, poi buttò
un sacchetto sul letto, che sobbalzò, facendoli voltare
entrambi di soprassalto
-ma che diavolo…-
-bentornato tra noi Viggo! Non ti ho mai visto dormire
tanto come in questi giorni.. buone notizie, ce ne andiamo.
Vestitevi. Qui ci sono i cappotti e tutto l’occorrente,
tra venti minuti partiamo- orlando si stropicciò
gli occhi sbadigliando. Non aveva dormito quasi niente negli
ultimi due giorni e ora la stanchezza iniziava a farsi sentire.
Il regista si allontanò ad organizzare le mille cose
prima della partenza, a causa dell’imprevista nevicata
non sarebbero tornati lì per un po', e viggo iniziò
a vestirsi, rabbrividendo nell’uscire dalla soffice
coperta. Era quasi pronto quando vide che il suo amico lottava
impacciato per mettersi i pantaloni, scuciti, sul gesso.
Esitò un secondo, cercando di ignorare il brivido
che lo aveva percorso nel vedere il corpo del ragazzo coperto
solo da aderenti boxer neri. L’ultima cosa di cui
aveva bisogno adesso era che, oltre al dolore di doverlo
perdere, si aggiungesse il desiderio fisico. Finendo di
infilarsi il maglione si avvicinò a lui, sporgendo
le mani verso i suoi pantaloni. Orly trasalì.
-credo che tu abbia bisogno di una mano- disse sottovoce,
sorridendo un pochino. L’altro deglutì. Era
così strano avere le mani di viggo così vicine
al suo corpo semi nudo. no. Non doveva dimenticare quello
che quell’uomo gli stava facendo
-ce la faccio da solo- rispose freddo, ricominciando a
lottare coi pantaloni. Abbassando lo sguardo Viggo arretrò
di un paio di passi. Orlando lo stava odiando. Probabilmente
si stava sentendo usato e preso in giro… ma non poteva
fare niente. Avrebbe voluto con tutto il cuore sorridergli,
dimostrargli il suo amore, ma non poteva. Era la cosa giusta.
Anche se il prezzo era forse troppo alto. Tornò a
sedersi sulla sua parte del letto, la costola gli faceva
un male tremendo, ma non voleva farlo capire a nessuno,
tantomeno ad Orlando. Senza farglielo capire lo osservò
mentre finiva di mettersi i pantaloni, poi iniziò
a trafficare con una maglia nera. Infilandola strusciò
la ferita sul braccio, e non poté trattenere un “ahi”.
Viggo si voltò di scatto. La benda si era subito
sporcata di sangue, forse si era allentato un punto. Orlando
chiuse gli occhi. Non era il dolore al braccio a farlo sentire
così, o forse sì. Probabilmente erano tutte
le emozioni negative di quei giorni… non lo sapeva,
sapeva solo che voleva urlare e mettersi a piangere. Strinse
le dita attorno alla maglietta, poi perse il controllo e
la scagliò con rabbia sul letto
-vaffanculo!- urlò. Viggo chiuse gli occhi, sapendo
bene che quell’insulto era in realtà diretto
a lui. La macchia rossa sulla benda si stava allargando
per il movimento brusco. Questa volta doveva aiutarlo. Doveva
calmarlo. Carponi sul letto si avvicinò a lui, poi
prese in mano la maglia
-lasciami in pace Viggo- disse tra i denti, nella sua voce
odio e disperazione.
- ti lascio in pace, ma il braccio ha ripreso a sanguinare,
e non puoi metterti questa maglia da solo-
-allora non me la metterò- disse voltandosi
-sapevo che eri giovane, non infantile. Non puoi permetterti
una polmonite, già la tua gamba rallenterà
abbastanza le riprese- orlando lo fissò negli occhi,
cercando di non far trapelare il suo dolore
-è solo per quello che mi aiuti?- viggo si morse
impercettibilmente il labbro
-si, è solo per quello- rispose freddo, poi iniziò
a vestirlo, facendo attenzione a non fargli male alla ferita.
Sentiva Orlando tremare sotto le sue mani, ma non riusciva
a capirne la causa precisa. Rabbia? Dolore? O solo la sua
stessa eccitazione? Ma neppure l’interessato in realtà
lo sapeva. Quando fu del tutto vestito si alzò e
gli porse le stampelle. Orly non disse nulla, si limitò
ad un cenno della testa per ringraziare. Rimasero seduti
ancora un po' sul letto, dandosi le spalle, poi finalmente
arrivò Peter a rompere il lugubre silenzio
-ho due attori in lite?- chiese scherzando
- siamo solo stanchi. Andiamo?- rispose secco Viggo alzandosi.
Peter lo guardò stupito, poi voltò lo sguardo
su orlando che con aria cupa si alzava da letto. Il regista
lo aiutò e lentamente si diressero verso l’uscita,
l’attore più anziano dietro.
Si era sbagliato, non poteva. Non riusciva a stargli accanto
e ad ignorare ciò che provava. Non poteva far finta
che niente fosse accaduto, ma soprattutto non poteva guardarlo
negli occhi e mentirgli. Ormai aveva preso coscienza di
amarlo e non poteva più stargli accanto come niente
fosse. Nonostante la costola dolorante accelerò il
passo e si affiancò al regista
-peter aspetta, devo parlarti- l’uomo si fermò
a guardarlo, continuando a tenere Orly per il braccio. Viggo
respirò a fondo –senti ho avuto altre proposte
di lavoro e…vorrei che girassimo le scene che mi coinvolgono
al più presto- jackson non ne era sicuro, ma pensava
di aver percepito un tremito in orly nel sentire quelle
parole.
-vuoi lasciare il set Viggo?-
-si. Cioè, devo farlo…- ma il si sicuro era
sufficiente a chiarire la situazione all’amico
- Viggo farò il possibile ma…-
-lascia perdere Peter. Lascialo libero, non vedi che freme
dalla voglia di andarsene?- rispose arrabbiato Orlando,
poi si liberò dalla presa del regista che lo guardava
sconvolto
-orlando ma che ti prende?-
-dovresti chiederlo a lui- peter notò lo sguardo
pieno d’odio del ragazzo, poi si voltò e vide
quello dispiaciuto dell’uomo
-Orly non…- sussurrò appena
-Mortensen taci che è meglio- disse prima di allontanarsi
correndo sulle stampelle. I due uomini lo osservarono un
istante, imbarazzati dalla situazione. Viggo sentiva una
strana sensazione di malessere. Mai come in quel momento
era stato tanto certo di perderlo. Era quello che voleva,
l’aveva scelto lui, eppure faceva più male
di quanto immaginasse. Non aveva mai pensato di poterlo
perdere realmente, ma era quella la cosa più ovvia.
Non solo l’amore, ma anche l’amicizia che li
legava sarebbe sparita per sempre e… no, doveva almeno
parlargli. Non poteva lasciarlo andare così. Lui
stava soffrendo. Dietro a quello sguardo d’odio c’era
senz’altro un profondo dolore. Lo conosceva abbastanza
da saperlo. Fece un passo avanti, ma si bloccò nuovamente.
Cosa gli avrebbe detto? Non poteva spiegargli, ma non poteva
neppure inventare una scusa… c’era una sola
cosa che poteva dirgli, ma non ne avrebbe mai avuto il coraggio.
Non sarebbe mai riuscito a guardarlo negli occhi e a dirgli
di non amarlo. Semplicemente avrebbe preferito morire. Sentì
una mano sulla spalla e si voltò
-Vig, non so cosa sia accaduto tra voi, ma credo che dovreste
chiarire. Siete troppo amici per rovinare tutto così-
l’uomo lo guardò, poi sorrise di un sorriso
triste ed annuì allontanandosi nella direzione in
cui era andato Orlando. Ovviamente lo raggiunse subito.
Gli andò accanto
-orly aspetta, ti devo parlare- il ragazzo sollevò
leggermente la stampella per fargli segno di stare lontano
e riprese a camminare – per favore…-
-Viggo non ho niente da dirti- disse brusco senza neppure
voltarsi. Questa volta l’uomo gli si parò davanti,
bloccandogli il passaggio
-cazzo, orly non fare il bambino! Dobbiamo parlare-
-negli ultimi due giorni non avevi tutta quest’ansia
di farlo- disse sottovoce, l’angoscia che si stava
impossessando di lui
-non è come pensi…io non…- ma si bloccò.
Cosa gli voleva dire? Non lo sapeva neppure lui. Prima che
potesse riprendere a parlare intervenne il ragazzo
-tu non provi quello che mi hai detto l’altro giorno.
Va bene Vig, potevi pensarci prima però…- rispose,
cercando di mantenersi tranquillo e scostante. Ma l’uomo
poté chiaramente distinguere il tono di dolore nella
sua voce
-non è così. Sai quello che provo per te,
non è stato facile ammetterlo e non l’avrei
di certo fatto per poi rinnegarlo. Ma non possiamo –sospirò,
abbassando lo sguardo per non vedere l’espressione
di Orlando –non è giusto. Distruggerebbe la
tua carriera. Non posso permetterlo-
-tu…tu butteresti all’aria tutto questo per
una carriera? E lo chiami amore questo?- iniziò la
frase urlando, ma le ultime parole gli si spensero in gola.
Viggo gli prese un braccio ma lui si divincolò.
-no, per la tua felicità. Lo so che sembra assurdo,
ma è la cosa migliore…fa male anche a me, ma
un giorno mi ringrazierai-
- no no no! Non puoi decidere così della mia vita!
Io voglio stare con te, se vuoi mandare tutto all’aria
non dare la colpa a me!- orlando sentiva il cuore battere
veloce. Avrebbe voluto urlare, picchiare quell’uomo
che lo stava ferendo così tanto…quell’uomo
che non poteva fare a meno di amare. Per quanto lo ferisse,
per quanto si sforzasse di odiarlo, l’unico risultato
era che lo amava un po' di più.
Viggo strinse i pugni. Non credeva di poter soffrire così,
non credeva che gli occhi lucidi di qualcuno avrebbero potuto
spezzargli il cuore, frantumarglielo in tanti pezzi. Non
dubitava del suo amore, ma orlando si, e non poteva fare
nulla per dimostrargli la sua buona fede. Era questo che
più lo faceva soffrire. Cercò le parole per
rispondergli, per fargli capire che era la verità,
ma non gli vennero. Riusciva solo a pensare a lui. A loro.
Alla sua vita senza di lui. Non poteva, non poteva perderlo.
-sei rimasto senza parole?- ma l’uomo tacque –
bene, direi che il tuo silenzio è abbastanza. Io
adesso me ne vado. Se…- non poteva dirlo… ma
doveva. Era difficile, ma lo doveva a se stesso –se
esco da quella porta mi dimenticherò di tutto…-
-non lo fare, ti prego-
-cosa dovrei fare? Dimmelo tu… non possiamo stare
assieme, ma non vuoi che dimentichi, cosa vuoi? Cosa?-
-ti amo orly- il ragazzo si sentì mancare a quelle
due parole, e strinse le mani sulle stampelle
-evidentemente non abbastanza…- rispose tuttavia
mestamente, anche se l’unica cosa che avrebbe desideratp
fare era saltargli al collo
-maledizione! Lo sai che è così! Ma la cosa
più giusta per te…-
-per me? Non sono neppure in grado di scegliere cosa è
più giusto per me?- viggo fece per rispondere, ma
orly gli fece cenno di no con la testa. Stava soffrendo
troppo, non avrebbe potuto sopportare altre parole, non
avrebbe più potuto stargli davanti mascherando quel
dolore sordo che lo stava lacerando dentro –Viggo,
basta. Non arriveremo mai a niente. Ci vediamo sul set se
c’è da rigirare qualche scena- l’uomo
aprì la bocca, ma non ne uscì alcun suono.
Solo quando lo vide allontanarsi riuscì a sussurrare
un “aspetta”, ma Orlando lo ignorò e
varcò la soglia. L’aveva perso. Per sempre.
Gli aveva spezzato il cuore. La testa gli girò di
colpo e si dovette poggiare ad alcuni scatoloni dietro di
lui. Gli tornarono in mente tutti i momenti passati assieme,
riprovò ogni singolo brivido lungo la schiena che
gli dava l’abbracciarlo, lo sfiorarlo o semplicemente
il guardarlo. Gli tornarono alla mente i terribili momenti
nel bosco, tutta la paura e il dolore…ne era uscito
solo grazie a lui… di colpo tutto gli fu chiaro. Non
c’era carriera che tenesse, ne reputazione…
non poteva fare a meno di lui per niente al mondo, e se
aveva pensato che fosse così anche per un solo secondo…beh
allora era più idiota di quanto pensasse. Non sapeva
se era troppo tardi, ma doveva fare qualsiasi cosa in suo
potere per rimettere le cose a posto. Tremante corse fuori,
e vide Orlando che camminava rasente al muro. Sospirò,
poi si avvicinò.
-orly aspetta- il ragazzo sentì il cuore perdere
un battito e il respiro fermarsi in gola. Un brivido di
felicità lo percorse, ma subito lo represse. Non
riusciva… non poteva…
-Viggo, non voglio sentirti. Non dire una parola- sussurrò.
L’uomo si bloccò un istante, poi decise che
questa volta non poteva fermarsi. Gli andò davanti
e gli impose il suo sguardo. Uno sguardo che non lasciava
spazio a dubbi. Uno sguardo che il cuore ferito di Orlando
non poteva sopportare. Abbassò gli occhi, sapendo
che Viggo se ne sarebbe andato. Non avrebbe lottato ancora,
non importava così tanto per lui. Ma questa volta
l’uomo lo stupì. Gli posò le mani sulle
spalle e lo spinse indietro, contro il muro. Orlando dovette
spostare di scatto le stampelle per mantenere l’equilibrio.
Cercò nuovamente lo sguardo dell’amico, per
capire, ma questo chiuse gli occhi e, prima che lui potesse
rendersene conto, poggiò le labbra sulle sue. Un
brivido percorse la schiena di entrambi. Viggo accarezzò
dolcemente le labbra del ragazzo per qualche secondo, poi
si scostò, poggiando la fronte contro la sua ed ansimando
leggermente come a sostenere le troppe emozioni
- c-cosa significa?- Viggo scosse la testa e poggiò
nuovamente le labbra sulle sue, ma questa volta quando fece
per staccarsi Orly lasciò cadere una stampella e
lo trattenne. Il bacio si fece sempre più appassionato,
finché entrambi non rimasero senza fiato
-perdonami amore. Sono stato uno stupido…- orly scosse
la testa, lasciando cadere anche l’altro sostegno
e poggiandosi totalmente all’uomo
-non importa amore, ora siamo insieme, e lo saremo per
sempre- Viggo sorrise, il cuore che batteva forte, poi si
spinse ancora contro le labbra del ragazzo. Nulla aveva
più importanza…
FINE?
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