Tu vai e vieni...
By Lilith
Viggo/Orlando - Slash
Angst/Romance (Drammatico/Sentimentale)
Rating: PG
Feedback: A Lilith
Riassunto: ...
Disclaimer: Nel primo capitolo
Parte seconda
Tu vai e vieni…
E ogni volta che metti piede a Los Angeles so che mi chiamerai,
so che arriverai da me e per una sera potrò fingere
di credere al tuo amore. So che usciremo come due buoni
amici, che rimarremo ore a parlare davanti a un buon bicchiere
di vino, che mi trascinerai a qualche mostra e mi spiegherai
ogni cosa sui quadri e le fotografie che ci sfileranno davanti,
so che berremo caffè bollente in qualche piccolo
locale di cui io neppure conoscevo l’esistenza e passeggeremo
fino a casa ridendo perché ogni volta che usciamo
senza macchina si scatena un temporale che ci inzuppa fino
al midollo e alla fine faremo l’amore e io mi sentirò
in pace col mondo.
Fino al mattino dopo.
Funziona così tra noi.
Ma questa volta no.
So che sei in città, me l’hanno detto…c’è
sempre l’amico di un amico che si prende la briga
di raccontarti quello che non vorresti mai sapere.
Sei in città da giorni e non mi hai mai cercato.
Ho consumato la segreteria telefonica a forza di consultarla
nella speranza di trovare un tuo messaggio, ma non c’era
mai niente.
E non capisco perché.
Immaginavo che prima o poi sarebbe successo, che ti saresti
stancato definitivamente di me, ma non credevo sarebbe successo
tanto presto.
Ogni volta che rispondo al telefono pregando di sentire
la tua voce e ciò non accade non posso fare ameno
di chiedermi perché? Cosa ho fatto? Perché
qualcosa devo aver fatto se non hai più nemmeno voglia
di sentirmi. Non faccio che pensare e ripensare ad ogni
gesto che ho fatto, ad ogni parola che ti ho detto l’ultima
volta che ci siamo incontrati solo per capire dove diavolo
ho sbagliato…
Ma non trovo nulla…nulla di diverso dal solito…Forse
improvvisamente tutto il mio amore è diventato troppo
ingombrante da gestire per te…eppure sono stato attento
a non opprimerti e non versartelo addosso, a non dire nulla
che potesse tradire tutto quello che provo…mi sono
sforzato di essere allegro e tranquillo, di non fare mai
niente che potesse allontanarti da me…
Oggi sento la tua mancanza come qualcosa di reale, di solido
e vivo..oggi mi manchi da stare male…da quando so
che sei qui non c’è secondo che io non passi
con la mente ossessionatamene fissa su di te. E la tua mancanza
è un dolore quasi fisico che fatico a tenere a bada…
La cosa peggiore è che non so quanto ancora resisterò,
perché sento che aspettare d’improvviso è
diventatati troppo difficile… e forse..se per una
volta ti chiamassi io invece di attendere un tuo gesto come
al solito tu non ti arrabbieresti…
Dopotutto non mi hai mai impedito di chiamarti…tu
l’hai fatto tante volte…forse, per una volta
potrei farlo io…Solo questa volta…
*****
Il centralino dell’albergo ha appena passato la chiamata
alla tua camera e ora me ne sto qui con lo stomaco attorcigliato
e il cuore che sembra impazzito ad aspettare che tu risponda.
Ma forse il portiere si è sbagliato, forse tu non
cui sei, o magari non vuoi rispondere perché sei
in compagnia…il solo pensiero mi fa mancare la terra
sotto i piedi…come ho potuto essere così stupido
da pensare che tu fossi solo, come se non sapessi con che
facilità le donne ti cercano e cercano di infilarsi
nella tua vita…non avrei dovuto chiamare…forse
sono ancora in tempo a riattaccare e a salvare almeno la
faccia…forse…
-Si?- sento la tua voce all’improvviso. E’ bassa,
pacata, ma mi da i brividi come sempre. Per un attimo ripenso
a tutte le volte in cui quella stessa voce ha sussurrato,
gridato, sospirato al mio orecchio ed è un ricordo
troppo forte da sopportare.
-C..Ciao Viggo…-balbetto, ma non posso farne a meno
–E così sei di nuovo in città…-cerco
di fare l’indifferente, di sembrare allegro e rilassato,
come chiunque sarebbe al telefono con un vecchio amico,
ma nella testa continuano a rimbombare sempre le stesse
frasi: Perché non mi hai chiamato? Perché
non vuoi sentirmi? Come puoi stare così bene senza
di me, quando io senza di te non so arrivare al giorno dopo?
-Si, sono qui da qualche giorno- ti sento rispondere in
tutta tranquillità. Tu non inciampi nelle parole,
tu non esiti –Ti avrei chiamato- aggiungi
“Davvero?” vorrei chiederti mentre il mio cuore
salta un battito.
-Io…Io mi chiedevo se ti andasse di uscire a bere
qualcosa insieme- attacco tutto d’un fiato per paura
che mi manchi il coraggio, ma tu mi fermi subito.
-Meglio di no- e la tua voce suona secca, fredda e io rimango
zitto per un secondo, come se qualcuno mi avesse colpito
in pieno viso.
Perché? Cosa ho fatto questa volta? E tu probabilmente
te ne accorgi perché subito il tuo tono si ammorbidisce
–Vedi è che ho davvero una montagna di impegni,
sai come vanno queste cose…proprio non saprei dove
trovare il tempo…-
-Ma certo.-mi precipito a rispondere, ma quasi non mi rendo
conto di quello che sto dicendo –Figurati..capisco
perfettamente…magari un’altra volta, va bene?
Ora ti lascio…-
-Orlando- mi interrompe la tua voce dall’altro capo
del telefono..Dio, quanto amo sentire il mio nome sulle
tue labbra…-senti, forse un paio d’ore posso
trovarle. Stasera se vuoi passo da te.-
-Certo che voglio-mi scappa dalla bocca senza che proprio
io riesca a controllarmi…-ma non devi fare i salti
mortali solo per colpa mia…-
-No- mi blocchi ancora –Stasera va benissimo…anche
io ho bisogno di parlarti. Passo da te alle nove, va bene?-
Faccio appena in tempo a dire -Si- che tu mi hai già
salutato e hai riattaccato.
E ora se possibile mi sento più male di prima. Perché
improvvisamente sono certo che questa sarà la nostra
ultima notte.Che questa sarà la notte in cui ti perderò.
*****
Mi guardo in giro un po’ nervoso.
Sul tavolo c’è un bottiglia del tuo vino preferito
e la casa è stranamente in ordine, troppo per uno
come me…ma non voglio che l’unica cosa che tu
ti possa ricordare di questa serata sia di esserti seduto
sulle mie magliette dimenticate sul divano…vorrei
tanto poter rendere questa serata perfetta. Ho anche pensato
di mettere su uno dei cd che mi hai regalato quando ancora
eravamo in nuova Zelanda, ma per ora lo stereo è
spento…non voglio esagerare.
Alle 9 in punto sento l’ascensore fermarsi al mio
piano e le porte aprirsi…Nonostante la paura che mi
stringe lo stomaco non posso fare a meno di sorridere: non
ti ho mai visto arrivare in ritardo da quando ti conosco.
Non faresti aspettare neppure il tuo peggior nemico.
Sento squillare il campanello e mi costringo a contare fino
a dici prima di aprire,non voglio che tu capisca che sto
seduto davanti alla porta come un mendicante da quasi mezz’ora.
Quando apro per un secondo tutte le mie paure spariscono…vedo
solo te… i capelli scuri ancora un po’ lunghi,
gli stessi occhi azzurri che sembrano scavarti fino nell’anima
e quella camicia scura che ti piace tanto. Ora che ci penso
non ti ho mai detto quanto piaccia anche a me…
Purtroppo la mia tranquillità dure solo un attimo…improvvisamente
mi rendo conto che sono qui impalato, davanti a te senza
dire nulla come un’idiota e mi vergogno terribilmente.
-Ciao, Vig…- dico cercando di sembrare rilassato,
ma la verità è che non mi sono mai sentito
così in ansia in vita mia…
E tu non mi aiuti per niente. Mormori un –ciao- frettoloso
e sembri non vedere neppure quando ti faccio segno di sederti.
-Senti,- mi dici invece –Forse è meglio andare
subito al sodo.-
Allora è davvero così che deve andare…ti
sto davvero perdendo del tutto…
Non dico niente, dopotutto non c’è nulla da
dire, devo solo ascoltare sforzandomi di sembrarti tranquillo,
per quanto potrò, almeno. Avrò tempo dopo
per stare male…
-Sono qui da quasi tre settimane- continui tu imperterrito
come se io non ci fossi neppure –e immagino che capirai
che se non ti ho mai cercato non è stato certo per
gli impegni. Non l’ho fatto perché non lo volevo.-
Io sento uno strano verso strozzato uscirmi dalle labbra,
mentre alzo gli occhi per cercare i tuoi…come puoi
trattarmi così?…perché devi ferirmi
ancora e ancora senza motivo?…
Ma nei tuoi occhi non vedo nulla. Non c’è un
briciolo di compassione, solo una fredda indifferenza.
-E’ ora di smetter di giocare a questo gioco- aggiungi.
-Perché?- non posso fare a meno di chiedere io e
all’inferno tutta la tranquillità che mi ero
ripromesso. Non posso starti davanti a vederti uscire dalla
mia vita senza neanche sapere perché.
-Perché non è giusto né per te né
per me…Così non facciamo che perdere il nostro
tempo..-
“Perdiamo il nostro tempo…” per te quello
passato con me è solo tempo perso. Gli unici momenti
di vera vita che ho, quegli attimi che aspetto come un disperato,
a cui non so rinunciare , per cui calpesto ogni briciola
di orgoglio che ancora possiedo per te sono tempo perso.
-Perché?- chiedo ancora, la mia bocca che parla da
sola mentre io mi sento come se non fossi lì. Ho
lo sguardo fisso su di te ma non ti vedo veramente. Stare
qui fa troppo male.
-Maledizione- sibili gettando la giacca che ancora tenevi
tra le mani sulla sedia di fronte a me e ora in te c’è
una collera che non ho mai visto e che non so capire –sono
stanco di inseguirti, lo vuoi capire? Sono stanco di avere
paura!-
E finalmente le tue parole si fanno strada nella mia testa
e pian piano il loro significato mi riporta in questa stanza.
Tu sei ancora davanti a me, ma nei tuoi occhi ora c’è
una luce diversa che io non conosco.
-Paura- lo ripeto a voce alta, come per convincermi di aver
sentito bene
-Si, paura- mi ringhi contro –E’ così
difficile da capire?-
-Paura di cosa?- chiedo in un soffio
-Di perderti, maledetto idiota- sbotti tu –Di vederti
scappare assieme ad una delle mille donne che ti ruotano
intorno, di essere buttato via per una copertina, una parte,
una carriera…Da cosa credi sia scappato durante tutto
questo anno fin da quella mattina dopo la nostra prima notte
assieme?-
-Ma io ti amo- e mentre lo dico mi sento un bambino. Perché
ancora non riesco a capire cosa mi stai dicendo. Il mio
amore è talmente forte, talmente assoluto che non
sono capace di pensare che tu, veramente, ti aspetti di
vederlo finire. Mi sono dato a te completamente, senza nessuna
riserva, come puoi parlare in questo modo?
-Come fai a parlare di paura?- chiedo e senza aspettare
che tu risponda ti assalgo –TU sei quello forte, TU
sei quello che mi ha usato, che mi ha avuto ogni volta in
cui ne ha avuto voglia…-
Tu fai un passo indietro, come se non ti fossi aspettato
questa mia rabbia improvvisa, eppure quando parli la tua
voce è ancora tranquilla, assomiglia a quella di
un padre che spiega la più ovvia delle lezioni ad
un figlio troppo poco perspicace.
-Io forte? Credi davvero che io ti abbia usato? Ogni volta
in cui ti ho cercato l’ho fatto calpestando il mio
orgoglio, solo perché per quanto mi sforzassi non
potevo fare a meno di starti lontano…Tu non mi hai
mai cercato, mai chiamato e io mi sono convinto che lo facessi
perché non eri in grado di amarmi. Ho solo difeso
il mio cuore.-
Solo difeso il tuo cuore? Non posso credere a quello che
ti sento dire. Tu eri con me, tu li vedevi i miei sguardi…mi
sentivi mentre facevo l’amore con te come se non esistesse
niente altro al mondo…tu dovevi sapere…Ero io
quello che veniva lasciato ogni volta da solo.
-Orlando- dici stendendo la mano verso di me, ma io mi ritraggo
-No- urlo, urlo per tenerti distante da me e quando sento
le lacrime bruciarmi negli occhi maledico me stesso e te…perché
ora?
E possibile che io non riesca a non mostrarti quanto sono
debole, quanto mi hai ferito, quanto stupidamente, ancora,
io non possa fare a meno di amarti.
-Vattene!- ti grido –Vattene fuori di qui!!-
Non posso nascondere il mio dolore e allora te lo butto
in faccia…tutto insieme, con tutta la mia disperazione.
-Lo sai quanto male mi hai fatto?- tu mi guardi, hai una
strana luce negli occhi, la bocca leggermente schiusa come
chi non capisce bene cosa sta succedendo, ma ora non ho
tempo di pensare a cosa passi nella tua testa. Improvvisamente
tutto quello che ho tenuto dentro in quest’anno, tutto
quello che ho soffocato, nascosto, ingoiato ha deciso di
saltare fuori…ora…senza possibilità di
tornare --indietro.
-Lo sai tu cosa vuol dire lasciarsi trattare come una puttana
dalla persona che ami solo per poter stare con lei anche
se per poco??-
-Io…-
-Sta zitto Viggo, sta zitto!- per la prima volta non voglio
sentire la tua voce -Ti ho dato ogni cosa, tutto quello
che avevo e ogni mattina mi sono svegliato da solo o peggio
con un estraneo nel letto e ogni volta mi si è spezzato
il cuore e ho pregato che un giorno tu potessi amarmi almeno
un po’…e ora, ORA, tu vieni a dirmi che tutto
questo è successo perché tu avevi paura, Avevi
paura??? E io secondo te come stavo? Secondo te non avevo
paura io standoti davanti , ogni volta con il terrore che
tu mi rifiutassi ancora e ancora…Lo sai per quanto
ti ho aspettato?-
-Orl…-
-Va via- ed è l’unica cosa che riesco a dire.
Perché ora sto ancora più male di prima. Perché
non hai mai parlato con me? Perché non hai capito?
Credevi davvero che mi dessi a te in quel modo solo per
divertimento? Per provare qualcosa di diverso? –Vattene
via. Io…non voglio vederti più…mai più-
Ora tengo gli occhi fissi su di te. Tu mi guardi e apri
la bocca per parlare, ma poi la richiudi senza dire nulla.
Prendi la giacca, giri su te stesso e te ne vai e io non
so fare altro che guardare la porta che si è chiusa
alle tue spalle e continuare a piangere.
Non so neppure io quando ho cominciato, so solo che ormai
sento il sapore delle lacrime in bocca e non riesco più
a trattenere i singhiozzi.
Senza sapere come mi ritrovo raggomitolato contro la porta
e piango come se non dovessi smettere mai più.
Piango per me, ma anche per te, piango per tutto il dolore
che ho provato e per tutto quello che non ci siamo detti,
per tutto l’amore che abbiamo buttato via e soprattutto
per tutto l’amore che continuo a provare.
-Cosa ho fatto?- chiedo e non so darmi una risposta. Come
posso prendermela con te per aver nascosto il tuo amore
quando io ho fatto la stessa cosa…neanche questa volta
siamo stati capaci di parlare…ti ho cacciato via –Cosa
ho fatto?-
D’improvviso salto in piedi, non ti lascerò
andare via ancora una volta…non ti perderò
ancora…non stavolta.
Di corsa infilo una giacca e prendo le chiavi della macchina…forse
se corro abbastanza farò a tempo a raggiungerti.
Come un pazzo spalanco la porta deciso a seguirti fino all’inferno
se necessario…ma mi blocco subito.
Tu sei lì, davanti a me, seduto sul pavimento, la
schiena contro il muro di fronte alla mia porta di casa.
Sei lì, immobile, le gambe rannicchiate contro il
busto e mi guardi, in silenzio.
-Che fai qui?- ti chiedo e la mia voce risuona molto più
dura di quanto io vorrei.
-Ti aspettavo- e il tuo sguardo è pieno di dolore
e paura, ma allo stesso tempo è anche deciso e forte…come
te –Hai detto di avermi aspettato a lungo. Ora è
il mio turno di aspettare te.-
-E per quanto pensavi di aspettare?-
-per tutto il tempo che ci sarebbe voluto-dici
-Viggo…-sussurro e crollo in ginocchio davanti a te
e scopro che i tuoi occhi sono velati di lacrime come i
miei.
Una rotola giù per la tua guancia e io non posso
fare a meno di fermarla con un dito. E subito guardo il
mio dito umido come se non potessi crederci…E’
una tua lacrima…Piangi…Tu che piangi…Per
me…
Tu mi ami, e io non avevo mai capito nulla…
Nessuno di noi due aveva capito.
-Perdonami- dico solo –Io non…-
Ma tu mi poggi le dita sulle labbra –Shhh…-
e io sto zitto. Forse hai ragione. Avremo tempo per parlare.
Mi alzo in piedi tirandoti con me, prendo la tua mano e
ti guido in casa e poi verso la camera da letto. Sono stanco
di aspettare…ora ho bisogno di te.
Ho appena fatto in tempo a lasciar cadere la giacca che
ancora indossavo sul letto che tu mi tiri a te.
Mi stringi forte, facendomi posare la testa sulla tua spalla,
poi mi allontani un po’ e mi passi una mano tra i
capelli, mentre con l’altra percorri i tratti del
mio viso. Mi accarezzi le guance, il collo e premi le dita
sulle mie labbra aspettando che io le baci una ad una prima
di ritirarle.
Ti basta guardarmi e come sempre io mi perdo in te…lascio
che tu mi spogli,mentre la tua bocca scende sulle mie spalle
e poi sul petto e poi risale ancora, sai bene che non resisterò
a lungo e infatti dopo poco sento i primi gemiti uscire
dalle mie labbra.
Provo a sbottonare la tua camicia, ma tu non mi dai tregua
e anche con gli occhi chiusi so bene che ora un sorriso
malizioso increspa le tue labbra…ho visto mille volte
quel sorriso e ormai so cosa mi aspetta.
Ma questa volta non voglio cedere subito. Mi costringo ad
aprire gli occhi e ricomincio ad armeggiare con la tua camicia
e finalmente riesco a sbottonarla e ad aprire anche i tuoi
pantaloni. Poi mi sposto un po’ per sentire meglio
il calore della tua pelle e solo allora spingo le labbra
verso il tuo orecchio e comincio a succhiare. Ti conosco…so
cosa desideri e non posso trattenere un sorriso quando quasi
subito ti sento gemere e sospirare sotto di me, mentre con
le mani esploro ogni piccola parte del tuo corpo…che
ora è mio.
I tuoi movimenti si fanno sempre più veloci, più
frenetici e io sento che mi manca davvero poco a perdere
il controllo-
-Prendimi…- ti sussurro –Ora… immediatamente…Fammi
sentire che sono tuo…-
Mentre entri in me sento le lacrime scendere sulle mie guance
e so che le stesse lacrime sono nei tuoi occhi.
*****
Il mattino dopo mi sveglio e sono stretto a te, tra le
tue braccia…Questa è la prima volta che succede
da quando ci conosciamo.
Ieri sera ero certo che tra noi ci sarebbe stato un addio…ero
certo che fosse finita…per sempre…
Ti ho visto andare e venire…ma ora, finalmente, so
che sei sempre stato, e sempre sarai, mio.
-Fine-
[<=Cap
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