*Destiny*
By Raffie
Viggo/Orlando - Slash - AU - Maybe a little OOC
(AU= Alternative Universe - OOC= Out Of Character)
Adventure/Angst/Romance (Avventura e Drammatico/Sentimentale)
Disclaimer e riassunto nel primo capitolo ;)
Capitolo 2
------------
Rating: G, PG per il linguaggio
Erano passati ormai alcuni mesi da quell'imprevisto in
mare, avevano cercato di rintracciare la nave pirata per
lungo e per largo, ma senza risultato alcuno... in ogni
centimetro di mare, in ogni porto, dovunque. Viggo era andato
coi suoi uomini in incognito persino nei vicoli maleodoranti
di Tortuga, pur di scoprire qualcosa di rilevante per sapere
dove la nave attraccava, o dove potevano nascondersi i suoi
uomini, soprattutto *lui*. Si, ma certo, l'importante era
il carico, visto che quel giorno stavano trasportando alcuni
importanti gioielli che parevano essere molto preziosi per
il governatore... però se ritrovando il carico avessero
ritrovato anche i Bloom, il mare sarebbe stato finalmente
sicuro e lui avrebbe fatto il suo dovere fino in fondo.
Avrebbe avuto la sua rivincita... ma l'ultima frase non
voleva ammetterla a sè stesso. Come non voleva ammettere,
pensando di non capire, la natura di quei sogni che ormai
lo tormentavano ogni notte. Sognava sempre quella schiena,
con i capelli sparsi e semi-nascosti dalla fascia nera,
sentiva ancora e ancora quella voce, si sentiva notte dopo
notte sussurrare all'orecchio... sognava quell'odore particolare,
sognava a volte anche solo uno sguardo fuggiasco che non
apparteneva a nessun volto... E alcune volte, con solo dietro
il mare, sognava che quella persona si voltasse verso di
lui.... ma quando stava per mostrargli il viso, Viggo si
svegliava improvvisamente sudato e ansimante nel suo letto,
come dopo un'incubo. Anche quella mattina era stato così,
ed era ancora sdraiato mentre stringeva le lenzuola, quasi
appiccicate al suo petto sudato, che saliva e scendeva velocemente,
cercando di ritrovare il suo ritmo. Lentamente si alzò
per spalancare la finestra del terrazzo, e fare entrare
la luce del mattino... e restò fermo a scrutare il
mare con il suo profumo strano e invitante, respirando a
pieni polmoni.
Perchè faceva quegli strani sogni? Era così
ossessionato dal carico e dall'idea di poter fare il suo
dovere e tenere il mare sicuro? Si, sicuramente *doveva*
essere quello.
Non avrebbe mai immaginato che a mille miglia da lì,
nella Evil Destiny sperduta in mezzo al mare, qualcun'altro
aveva delle notti ancor meno piacevoli... qualcun'altro
che invece conosceva bene la natura della sua ossessione...
Orli si era per l'ennesima volta svegliato di colpo, nella
sua cabina. Anche quella notte aveva sognato quel maledetto
ufficiale, e si malediceva in tutte le lingue. Era sempre
stato così, quando una cosa lo incuriosiva anche
solo un minimo, lui, come un bambino, doveva avvicinarla,
doveva conoscerla, doveva averla. E infatti non faceva altro
che pensare e sognare quella divisa sulle sue spalle muscolose,
quei capelli, e soprattutto quello sguardo di fuoco, pieno
di passione, potere... Si sognava spesso di essere davanti
a quell'uomo, in silenzio, quell'uomo di cui a volte vedeva
solo la divisa, a volte solo lo sguardo d'odio posato su
di lui... sognava il rumore del grilletto... Nel peggiore
dei casi invece sognava addirittura di baciarlo, e di aprire
gli occhi per prendere fiato da quel bacio passionale e
di trovarsi con un bel paio di manette ai polsi! Catturato
e pronto per la forca eh, vero caro il mio ufficiale? Si
ripeteva dopo lo shock, appena sveglio.
Ma perchè, diamine, era diventato la sua ossessione?
In fondo l'aveva visto soltanto una volta, cosa aveva potuto
incuriosirlo così?? Tra l'altro era un ufficiale
maledizione, e il bastardo aveva pure rotto un accordo,
che quasi gli stava costando la libertà.
Per di più sapeva benissimo che tutta la marina era
mobilitata per catturarli... non poteva certo essere una
sua debolezza quella che li avrebbe fregati, nè ora
nè mai.
Ufficiali, tzè!! Saltò giù dal suo
letto, non c'era tempo di farsi cullare dal mare chiuso
nella sua cabina, aveva un sacco di cose da fare. Camminando
scalzo verso la sedia davanti alla sua scrivania infilò
veloce i pantaloni, poi si infilò in un sol colpo
la camicia, e senza sistemarsi i capelli con un gesto deciso
e veloce delle mani la sua fascia era a posto, allacciata
dietro alla testa come sempre.
Per ultima la pistola al sicuro, ed era pronto per raggiungere
il ponte, il suo capitano e gli impegni del giorno.
"Orli" Suo padre lo stava salutando con un cenno
della testa, e lui ricambiò nello stesso modo. "Capitano".
Prese il suo posto al timone, come spesso succedeva. Ormai
suo padre era vecchio, e si stava indebolendo, tanto che
in pratica ormai i compiti più importanti e la maggior
parte degli ordini erano tutti nelle sue mani. Non che ne
fosse felicissimo, perchè era molto più comodo
quando era qualcun'altro a fare tutto... ma lo faceva volentieri,
alla fine non voleva che suo padre si affaticasse troppo,
nonostante fosse comunque ancora un valoroso pirata.
E non erano troppo felici nemmeno alcune persone della sua
ciurma, più vecchie di lui, che navigavano il mare
da anni e anni, e si sentivano surclassate da un ragazzino
soltanto perchè era il figlio del capitano. Criss
per esempio era uno di questi... era stato il secondo di
suo padre quando lui era ancora un'adolescente. Ma poi quando
Orli era cresciuto aveva dato modo di dimostrare il suo
valore e coraggio, che non poteva essere superato da nessuno,
e aveva preso il suo posto a fianco del padre. Ma in molti
altri invece lo riconoscevano eccome che lui ormai era la
vera anima della Evil Destiny, nonostante avesse solo 26
anni.
"Orli, a che pensi? Non hai mai quella faccia quando
sei davanti al timone!" Gli disse ridacchiando suo
padre. "A nulla... dormo poco la notte, tutto qui..."
"Non starai mica pensando ancora a quegli ufficiali
che ci cercano, vero?"
"Ma certo che no... non dobbiamo aver paura di nulla,
no?!" sbottò.
Suo padre sorrise pensando che di sicuro il ragazzo nascondeva
qualcosa... quella risposta non lo convinceva. "Orli,
visto che quei marinai ti conoscono troppo bene, da quello
che mi hai raccontato... non sarebbe meglio se in città
per quella cosa mandassimo qualcun'altro?"
Si voltò sicuro "ma figurati papà!!!
Ehm, capitano..." si corresse ridendo. Quando erano
in mezzo agli altri uomini lui lo chiamava capitano, per
rispetto e come un vero secondo avrebbe fatto... tanto perchè
per farsi ubbidire da tutta la ciurma dovevano dimostrare
che fosse un'uomo e un pirata di polso, non solo un ragazzino
che aiutava suo padre.
Continuò "Non ci sono storie che tengono...
l'ho fatto altre volte del resto! Vado in città,
parlo coi nostri contatti, faccio gli scambi che devo fare
e in un'attimo sono di nuovo a bordo e ce ne andiamo."
Ma il padre era un pò preoccupato. "Non è
come le altre volte Orli... ci stanno cercando per tutti
i sette mari, ti conoscono bene e sei il loro obbiettivo
principale... questa volta il colpo era grosso lo sai, e
sono passati solo alcuni mesi... non credi che..."
"No capitano, non voglio mancarti di rispetto ma ti
ripeto che questo è compito mio, e ho deciso che
sarà compito mio anche stavolta. Non c'è nulla
di cui preoccuparsi. E per me la faccenda sarebbe chiusa,
capitano."
Il padre sospirò, non c'era verso di prendersi a
capocciate con quella testa dura... quando decideva una
cosa era quella e non c'era ostacolo che avrebbe potuto
fargli cambiare idea.
Giunta la sera era tutto pronto... ancorarono la nave poco
distante, nascosta dietro agli scogli più alti, dietro
alla costa, mentre Orli con la solita barca remava velocemente
verso il porto. Come un fulmine era già saltato sopra
al porticciolo di legno e camminando cauto e silenzioso
come un predatore si stava avvicinando alla taverna, con
l'aria fredda che gli sferzava il volto, e nella cintura
la sua pistola, stavolta accompagnata dalla sua spada. Una
camicia questa volta nera, per mimetizzarsi meglio con la
notte, e il colletto alto tirato su, che gli copriva le
guance e quindi una parte del viso.
Quando fù quasi arrivato dovette trattenere il respiro
e acquattarsi velocemente dietro al primo angolo, schiacciato
come meglio poteva contro il muro. Due marinai camminavano
avanti e indietro lungo il vicolo, mentre altre due guardie
laggiù in fondo stavano arrivando verso l'attracco...
appena in tempo, sospirò tra i denti.
Forse suo padre aveva ragione, non c'erano mai stati così
tanti controlli, specie in quella zona. Ma ormai era in
ballo, doveva ballare, e specialmente doveva raggiungere
la taverna al più presto. Con passi veloci ma silenziosi
era finalmente entrato e adesso il rumore, il fumo, l'odore
di rhum e alcool, e la confusione lo mimetizzavano perfettamente,
facendodolo sentire meno scoperto che fuori nella notte.
Indisturbato e con aria indifferente raggiunse la porta
di servizio e si avvicinò all'uomo che aspettava,
facendo gli scambi che doveva: soldi, gioelli, carte, passavano
da una mano all'altra senza una parola, come sempre.
Dopo un'attimo era fuori, camminando lentamente tra la folla...
non c'era tempo di scambiare due chiacchere con l'oste e
farsi un bicchierino quella volta, doveva essere svelto
e correre alla sua barca, anche se non sapeva bene come
avrebbe fatto visto che quei maledetti erano vicino alla
sua via di fuga. In quel momento sentì la porta sbattere.
Doveva essere una cosa normale, era solo la porta della
locanda alla fine, cosa mai... ma perchè l'aveva
sentita rimbombare nella sua testa, mentre il rumore della
taverna era rimasto solo in sottofondo?
Alzando gli occhi lo vide. Quell'ufficiale. Maledizione.
Il primo istinto fu quello di nascondersi fra la folla e
aspettare che si allontanasse dalla porta per fuggire. Ma
le gambe non risposero, e si accorse che non poteva fare
altro che fissarlo, come quasi fosse ipnotizzato, e seguirlo
con lo sguardo... Osservava quella mano tesa stretta sul
manico della pistola sulla sua cintura, lo sguardo inquisitore
sul volto tra il fumo della taverna... le gambe avvolte
nei pantaloni bianchi della sua divisa, che segnavano passi
lenti e nervosi, dei quali lui sembrava sentire il rumore.
O era invece... il suo cuore che aveva accelerato i battiti,
agitato, rimbombando anch'esso nella sua testa? ...Tump...tump...tump...
Mentre una parte di lui gli diceva di distogliere lo sguardo
e muoversi, l'altro se stesso non gli permetteva di pensare
ad altro se non a quella 'visione'. Fù un attimo,
e anche l'ufficiale alzò lo sguardo su di lui. L'aveva
visto. E ancora lui non muoveva un muscolo, non si voltava,
non abbassava lo sguardo, non fuggiva.
Viggo era entrato nervosamente in quella taverna. Non era
la prima sera che cercava informazioni lì, ma quell'ambiente
non gli piaceva affatto. Doveva comunque stare attento e
stare pronto a tutto, tenendo bene d'occhio la sua pistola,
perchè non era proprio un posticino sicuro, tanto
meno per un ufficiale... visto anche tutti gli sguardi d'odio
e i borbottii che suscitava ogni volta che faceva la sua
entrata, anche se tutti comunque lo facevano passare, fino
a farlo arrivare al bancone dove l'oste sembrava così
gentile e smieloso da fare appiccicare le dita al bicchiere.
Ma quella sera era più nervoso del solito, e non
sapeva perchè ma sentiva quella sensazione d'ansia
ingiustificata che lo faceva quasi respirare a fatica. E
smise quasi di respirare del tutto, quando si sentì
osservare e d'improvviso spostando lo sguardo tra una testa
e l'altra vide quella fascia e quegli occhi che l'avevano
tormentato a lungo... quello sguardo profondo contornato
dalle righe nere attorno agli occhi che questa volta erano
su un viso, un viso poco distante da lui, dall'altra parte
del locale. Fu come se il sangue gli si fosse ghiacciato
nelle vene, mentre, senza distogliere lo sguardo nemmeno
per una frazione di secondo, camminava quasi in trance,
lentamente, passo dopo passo, non tanto verso di lui ma
in avanti, tra una persona e l'altra, senza quasi una meta,
catturato da quello sguardo che non voleva lasciarlo. Ma...
cosa stava facendo... era lui, era senza ombra di dubbio
Orli Bloom, ed era lì a due passi... doveva avvicinarsi
e prenderlo, e subito!!!
Orli deglutì ancora ipnotizzato, senza abbassare
gli occhi, mentre l'altro si muoveva in avanti... tratteneva
ancora il respiro, mentre la sua mente gli ripeteva 'scappa,
devi fuggire, la porta è libera, metti le ali ai
piedi e vattene di qui!' Ma non riusciva ad abbandonare
quella sguardo e il suo corpo non rispondeva.
Quando però si rese conto che quell'uomo aveva accelerato
il passo e si stava avvicinando si svegliò all'improvviso,
come se gli avessero tirato una secchiata d'acqua gelata
sulla faccia, e quello che seguì accadde tutto in
un attimo. Lui che correva veloce e agile verso la porta
spingendo la gente sulla sua strada, Viggo che puntava la
pistola urlando "Fermo!!!!!!!!!", la gente che
si agitava e urlava alzandosi in piedi, qualche sedia che
cadeva, e la sua fuga all'aria aperta, mentre si era infilato
nei vicoli della città.
Correva con le ali ai piedi, e sentiva i passi affrettati
dell'uomo dietro di lui, e anche gli altri mobilitarsi da
tutti i lati. Maledizione a lui e alla sua dannata ossessione!!!
Se non si fosse fermato a guardarlo non si sarebbe trovato
in questo grosso casino... Correva nel vicolo, fino a che
non si accorse di avere un piccolo ostacolo... doveva saltare
il muretto e poi nascondersi da qualche parte per trovare
il modo di fare il giro e raggiungere di nuovo il porto,
e velocemente... "Fermo ho detto!!!!" Di nuovo
quel grilletto, che aveva sentito nei sogni, che aveva sentito
quella volta dietro la sua schiena... Si voltò con
un sorrisino sarcastico verso Viggo, sapeva senza dubbio
che era lui.
"Uhuh vedo che sono proprio desiderato stasera..."
Non appena quelle parole uscirono dalla sua bocca Viggo
sentì il solito brivido corrergli lungo la schiena,
ma sospirando si sforzò di ignorarlo "Alza le
mani, e sta fermo. Fermo ho detto!!"
Teneva la pistola con entrambe le mani "Ti ho detto
di non muoverti, sparo!!!" mentre Orli con uno strano
passo felino, lentamente, si avvicinava verso di lui "Avanti,
spara? Mi sto solo avvicinando in fondo..." sussurrava.
Quando fu praticamente davanti alla bocca della pistola
lo guardò negli occhi, sfidandolo, senza un briciolo
di paura sul volto, gli occhi fermi e sottili come due fessure.
"Sans jeter un crie... ricordi? Prier est lache...
dunque spara... Ti conviene amico, perchè vivo non
mi faccio prendere." (* =senza lanciare un grido...
* =pregare è vile)
Viggo, come il giovane aveva previsto, esitò sentendo
il petto dell'altro contro la sua pistola.
E fù quell'attimo di esitazione a fregarlo, perchè
Orli con un colpo fortissimo gliela gettò a terra,
e con un calcio lo spinse un poco più lontano. Viggo
lo guardò con rabbia ma anche con un pizzico d'agitazione,
dopo essersi ripreso dal colpo che aveva ricevuto sbattendo
contro il muro vicino, e cadendo poi a terra. Orli si stava
avvicinando, e Viggo sussultò quando la sua mano
raggiunse la cintura dei pantaloni... Sicuramente stava
per prendere la pistola, e il pirata non avrebbe esitato
come aveva appena fatto lui, l'avrebbe ucciso a sangue freddo.
Ma non distolse lo sguardo, per non mostrare nessuna paura,
mentre però il respiro si faceva pesante e il cuore
accelereva improvvisamente i suoi battiti.
Ma fù sorpreso di vedere che l'altro aveva tirato
fuori una spada e la stava rivolgendo verso di lui, senza
puntarla però troppo vicino al suo corpo, e l'agitava
calmo mentre parlava
"Allora amico, non ti pare più leale giocare
senza le pistole? E cos'è quella faccia, credevi
che ti avrei bucato la testa senza pensarci troppo? E' la
seconda volta che insinui o pensi queste cose sul mio onore,
sono leggermente offeso, sai?" Gli sorrise sarcastico.
Viggo non rispose. "Allora senti, io avrei una certa
fretta, sai non vorrei farmi circondare da te e dai tuoi
amici... quindi, o mi lasci saltare quel muretto e mi lasci
in pace, o tiri fuori la spada e combatti... potrei tagliarti
la gola in una frazione di secondo, lo sai questo? Ma non
mi metto contro un'uomo disarmato, per cui vedi di muovere
il culo..."
Viggo allora con uno scatto senza farselo ripetere due volte
era in piedi, e aveva impugnato la sua spada estrandola
dal fodero nella cintura, lanciandosi contro Orli, che però
era prontissimo a ricevere il suo colpo. E le due spade
si scontrarono, mentre il rumore metallico rimbombò
nel vialetto, e per entrambi fù un brivido, come
se fossero stati i loro corpi a scontrarsi. Il pensiero
stavolta era comune, mentre le due spade erano ancora incrociate,
e Orli faceva scivolare la sua arma contro quella di Viggo,
sfiorando la lama con la sua, come un implicito invito,
una sfida. E la danza cominciò immediatamente, un
danza di passi, sguardi, movimenti, respiri, spade una sull'altra...
un colpo dietro l'altro, incessantemente. E ancora quello
strano pensiero inebriava le loro menti, mentre i due si
domandavano perchè questa battaglia stava dando quelle
sensazioni, quei brividi... erano così vicini, con
quel ritmo quasi armonioso dei colpi metallici e dei loro
respiri, che sembrava quasi un corpo a corpo, anzi sembrava
quasi... sesso.
Orli lo provocò "sei così irruente anche
a letto, ufficiale?!"
L'altro si infuriò ancora di più, e raddoppiò
l'intensità dell'attacco, mentre Orli, seppur indietreggiando,
sembrava avere pieno controllo di sè. Ancora un paio
di colpi ed era quasi contro un muro, perdeva terreno. Ma
in un attimo, con l'imprevedibilità che lo contraddistingueva
aveva ribaltato la situazione, e saltando sulle casse vicino
si era ritrovato poi alle spalle di Viggo, gettando la sua
spada lontano con un calcio che gli aveva colpito il braccio,
come prima aveva fatto con la sua pistola.
Picchiettando sulla spalla di Viggo con la sua spada lo
fece voltare, e guardandolo negli occhi parlò sorridendo
malizioso "Grazie per il divertimento amico... adesso
però devo proprio *scappare*" E con un balzo
felino saltando il muretto e correndo l'aveva lasciato in
mezzo al vicolo... Viggo dopo essere rimasto a fissare la
schiena del ragazzo che correva si era finalmente scosso
e gli aveva urlato "Non è finita qui, Bloom!!
Devi ancora raggiungere il porto!!!"
Ma Orli era già una scheggia che schizzava nei pertugi
della città.
C'era quasi riuscito, era finalmente arrivato al porticciolo
sfuggendo due o tre volte alle altre guardie, e adesso,
abbandonando l'idea di andare via con l'imbarcazione con
la quale era arrivato, Orli si era gettato in acqua, pronto,
grazie ai favori del buio che rendeva il mare scurissimo,
a nuotare fino alla sua Destiny. Ma doveva aspettare il
momento opportuno, ed ora era nascosto contro il palo del
porticciolo, con le mani strette attorno al legno umido,
ogni minimo movimento bloccato dal rumore che avrebbe fatto
l'acqua intorno a lui. I passi andavano e venivano, voci
vicine e lontane, che lo cercavano, dappertutto. Ma quando
sembravano ormai sempre più lontane, e si era convinto
di muoversi velocemente prima di sentirle di nuovo vicino
a lui, con una mano ancora attaccata al palo si ghiacciò
fermo sul posto. Dei passi. Ma erano troppo vicini per pensare
di tornare a nascondersi sotto al porticciolo, si sarebbe
sentito lo scrosciare dell'acqua se si fosse mosso da quella
posizione... doveva solo stare immobile e sperare che, chiunque
fosse, decidesse di tornare indietro. Erano troppi lì
intorno, c'era solo il mare aperto e nessuna via di fuga,
nè angolo per nascondersi, e uno solo avrebbe richiamato
tutti gli altri.
:: Va Via, avanti, non qui, non qui... non qui dannazione...::
era il mantra nella sua testa, mentre chiuse gli occhi...
ma sentì che i passi si erano fermati proprio sopra
di lui, e dalle sue labbra che stavano trattenendo il respiro
uscì solo un "Merda!" sottovoce e impercettibile,
quando aprendo gli occhi e alzando lo sguardo si era reso
conto che il proprietario di quei maledetti passi era proprio
Viggo.
Si stavano di nuovo guardando, fermi e immobili. Per un
attimo gli era balzata in testa l'impressione che Viggo
non lo avesse visto, perchè era fermo, non gli parlava,
non urlava agli altri, non gli puntava nessuna pistola e
non aveva fatto ancora nessuna mossa per prenderlo. Ma no,
stava guardando proprio lui, e dritto negli occhi.
Orli questa volta non riusciva tanto a fare uno dei suoi
sorrisini sarcastici, o una delle sue battute... era comunque
sicuro di una cosa, come aveva promesso a quel Viggo prima,
non si sarebbe lasciato spaventare, e no non si sarebbe
fatto prendere vivo, *mai*. Un brivido lo scosse, e non
era per il freddo del mare. Era fottuto...
Quello sguardo sembrava durare infinitamente, e ancora
Viggo non si muoveva. Ma quando si decise ad aprire bocca
per avvisare gli altri, mentre sollevava la pistola, si
rese conto che la voce non gli usciva... Non sapeva cosa
stesse guidando i suoi movimenti... Non era in debito con
quel ragazzo, aveva salvato suo fratello ma lui l'aveva
lasciato poi andare no? Per cui erano pari. No, non voleva
pensare che quel Bloom avrebbe potuto ucciderlo, per ben
due volte, pochi minuti prima, e non l'aveva fatto... Cosa
importava, era comunque un pirata ok? :: Quindi avanti Viggo,
avvisa gli altri e giustizia sia fatta...:: Doveva finire
in prigione come si meritava... e poi lui avrebbe compiuto
il suo dovere, suo pensiero fisso, e avrebbero aspettato
che qualcuno venisse a cercare il giovane pirata... tutto
sarebbe andato secondo i loro piani...
Si, era la cosa giusta da fare. Ma non riusciva a sopportare
quello sguardo, in cui non c'era nessuna paura, e quella
mano che tradiva invece i suoi pensieri: tesa e nervosa
mentre stringeva il legno, con le dita strette convulsamente
in quella presa agitata.
Senza capire perchè lo stava facendo, e soprattutto
senza sapere cosa stesse facendo, rivolgendogli l'ultimo
sguardo si voltò allontanandosi da lì, senza
dire nulla, e mentre gli altri tornavano indietro urlò:
"è andato da quella parte, quel vicolo laggiù!!".
Mentre correva lontano disse fra sè e sè...
"Per stavolta... per stavolta... Ma la prossima, Orli
Bloom...!!!"
Orli rimase con gli occhi sgranati per un attimo, vedendoli
correre lontano da lui, ma si riprese imediatamente mentre
nuotava veloce verso la sua nave. Non capiva bene perchè,
ma l'ufficiale l'aveva lasciato andare, dopo aver cercato
in tutti i modi di catturarlo... Era incredibile, cosa gli
era passato per la testa, com'era possibile?
Arrivato finalmente alla sua nave salì la scaletta,
un pò appesantito dai vestiti bagnati, scrollando
i capelli, mentre tutte le sue domande e i suoi dubbi venivano
lentamente sostituiti da un pensiero... che uscì
dalla sua bocca senza quasi se ne accorgesse, mentre passava
la lingua tra le labbra, per asciugare le goccioline che
gli scendevano dal volto e morivano lì, assaporando
il mare salato...
"Non so perchè l'hai fatto, ma *so* che ci rincontreremo...
Viggo...".
---
[<=
Cap 1] [Cap
3 =>]
[Home] [FanFictions]